periploca graeca nel bosco di Rauccio a Lecce

Vi Racconto un Bosco

Quella mattina di tanti anni fa decisi di interrompere la quotidianità e di riempire buona parte delle ore della giornata con qualcosa che potesse farmi sentire una persona diversa facendo ciò che mai avrei immaginato di fare. Scesi in garage, presi l’auto e cominciai a vagabondare per le vie di Lecce. Ammirai la mia città in tutti quei particolari che avevo sempre guardato superficialmente senza coglierne la vera essenza. Ma ad un tratto, come d’incanto, mi sentii trasportata verso la strada che
conduce al mare di Torre Chianca.

Camminando osservai tutt’intorno i fiori ormai pallidi della campagna autunnale, mi inebriai dell’odore umido lasciato dalla pioggia del giorno prima, ammirai il cielo di un azzurro limpido e proseguii lentamente il mio ignoto e solitario cammino.
Imboccai all’improvviso una strada secondaria che mi condusse verso un luogo a me completamente sconosciuto. Fui attirata da una strada sterrata, la imboccai con curiosità tra uliveti rigogliosi, cipressi, lecci e tanto altro di cui solo più tardi conobbi i nomi, la storia, l’uso, le caratteristiche, la funzione, l’importanza.

A un tratto davanti a me ecco ergersi una strana costruzione: un palazzotto?, un piccolo castello? una torre? Immaginai subito la vita che si era svolta tra quelle mura: una nobile coppia di giovani sposi accanto a un camino acceso, scambiarsi complici effusioni, piene d’amore; feste in abiti lussuosi con una musica dolce che allietava le solitarie serate campestri.
Ma poi, il mio sguardo, curioso e interessato a scoprire la vera natura di quella costruzione, notò in alto delle aperture e subito ricordai che erano le caditoie delle “torri di difesa”.

torre di difesa a torre chianca

Ma da chi gli abitanti dovevano difendersi, dagli animali? dagli uomini? Chi poteva
attentare alla loro vita in un luogo così tranquillo che ispirava solo pace e tranquillità?
E che funzione hanno avuto queste torri dopo il 1500?
Seppi solo molto tempo dopo che quella che io stavo osservando così attentamente,
era la “Masseria Rauccio” di proprietà di un tale Raguccio di Maresgallo.

Masseria Rauccio a Lecce
Continuai il mio cammino imboccando una stradina ombreggiata tra alti cipressi e,
arrivata in fondo, lasciai la macchina e mi diressi verso un sentiero sterrato e
roccioso.
Mi ritrovai d’incanto in un luogo fiabesco: un bosco? a due passi dalla città? A quale
periodo risaliva? Come mai era sopravvissuto all’opera dell’uomo che aveva
diboscato per far posto a terreni da coltivare? Mi inoltrai molto timorosa e lo divenni
ancor di più quando cominciai a sentire strani rumori: il fruscio dei rami, lo
scricchiolio delle foglie sotto i miei piedi, le ragnatele sul mio viso, strani piccoli
esseri che volteggiavano intorno a me!
Mentre cercavo di convincermi che quelli non erano rumori, ma suoni di una natura
selvaggia che io stavo violando, sentii in lontananza un verso come se fosse un “tie”
ripetuto e insistente, poi un “tsip” o “ts’ssp” debole e un “tsii” sottile, come un
lamento. Mi guardai attorno, nulla!

Ormai rassegnata, avevo deciso di proseguire lungo il sentiero, quando vidi una
macchia rossa saltellare. Mi fermai incredula, era…. un pettirosso! Faceva degli
strani movimenti con il capo come se volesse invitarmi a seguirlo.

pettirosso nel bosco di rauccio

Fiduciosa, segui il suo saltellare e….la mia meraviglia, il mio stupore continuavano ad aumentare ad ogni passo. Non riuscivo a credere che quel bosco fosse rimasto intatto per secoli e continuavo a chiedermi il perché. A tratti intricato dagli strazzacausi, liane lunghissime con foglie pungenti che a volte impedivano il passaggio, ma che nello stesso tempo rendevano quel posto unico, misterioso e
affascinante!
Poi a un tratto uno slargo, una fustaia di lecci che mi consentì di sostare e di assaporare, stesa sul terreno, l’ “odor di bosco”, un odore particolare e inconfondibile specialmente in autunno dopo le prime piogge e in inverno.

palude di Rauccio a Lecce

Con lo sguardo rivolto in alto contemplavo le misteriose forme che le cime degli alberi assumevano al volteggiare di un vento leggero che sussurrava una musica dolce alle mie orecchie. Rimasi assorta e assopita sino a quando il mio piccolo amico mi fece capire a modo suo che era ora di proseguire.
Lasciai allora il terreno umido e profumato e seguii ancora la mia vivace e colorata guida saltellante ; mi condusse in una radura che da quel momento divenne la “mia radura” e finì per chiamarsi la “radura di Gilda” che spesso accolse i miei pensieri le mie gioie, le mie tristezze, le mie riflessioni.
Spinta sempre dalla mia innata curiosità, ma anche dalla sensazione di essere vicina a una sorgente d’acqua, mi inoltrai, strisciando sotto l’ impenetrabile groviglio di rami e quale fu il mio stupore nel trovarmi di fronte a una importante distesa di acqua circondata da piante e alberi di ogni tipo: una palude all’interno del bosco!

palude nel bosco di rauccio a lecce

Mai avrei immaginato una meraviglia del genere! Sentire poi il canto degli uccelli nascosti tra le canne che ogni tanto uscivano alla ricerca di cibo e che subito si ritiravano spaventati forse dalla mia presenza inopportuna, fu una sensazione mai provata
prima.
Uscii ancora strisciando e strappandomi anche maglietta e pantaloni e provai un senso di solitudine improvvisa e di grande smarrimento e, soprattutto, di delusione.
Avevo perso la mia guida, sentivo solo il suo canto, ma non riuscivo più a vederla!
Triste per essere stata abbandonata a mia insaputa, proseguii per un piccolo tratto da sola, chiedendomi dove fosse finito il mio piccolo pettirosso, quando all’improvviso mi apparve una strana casetta che, in un primo momento, assimilai, nella mia fantasia, alla casetta degli gnomi, ma che in realtà era una “pagghiara”, come scoprì successivamente.
Sentii venire dall’alto il canto del mio piccolo amico che continuò a saltellare e a muovere la coda e la testa come se volesse salutarmi. E così fu, non lo vidi più, volò via, felice, spero, di avermi accompagnato in questo meraviglioso viaggio nella natura.
Rimasi così affezionata a questo piccolo uccello che decisi di chiamarmi “Pettirosso” nel corso di tante mie attività soprattutto con i bambini.
Da sola, quindi, proseguii la mia passeggiata alla scoperta di tanti segreti del bosco: piante bellissime e rare della macchia mediterranea; piante ed erbe palustri, piante spontanee commestibili e non, piante medicinali, animali grandi e piccoli, tutto un mondo per me completamente nuovo che ho cominciato a conoscere e ad apprezzare nel corso di tante lunghissime passeggiate e di tante attività realizzate. Ma la meraviglia più grande fu la scoperta di una pianta, una liana dal fiore quasi
insignificante: Periploca Graeca, una pianta rara, presente nel bosco e a cui è legata
la storia e l’importanza del Parco Regionale Bosco e Paludi di Rauccio.

periploca graeca nel bosco di Rauccio a Lecce
Da allora molti anni sono ormai trascorsi e il legame affettivo che si è creato da subito tra me e il bosco è andato sempre più aumentando ed è diventato indissolubile, tanto da diventare : il mio luogo dell’anima dove mi rifugio per incontrare la Natura.

Gilda Papadia

 

Se il Racconto di Gilda vi ha entusiasmato venite a scoprire il Parco Regionale Bosco e Palude di Rauccio con Noi!

 

1 commento
  1. Irene
    Irene dice:

    Grazie cara Gilda, nel tuo racconto si percepisce il tuo amore per Rauccio e l’entusiasmo in tutto ciò che fai per farlo conoscere

    Rispondi

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