Santa Maria del Casale un bagaglio d'arte

Santa Maria del Casale: un Bagaglio d’Arte

A pochi metri dall’aeroporto Papola Casale di Brindisi, tra una striscia blu di mare Adriatico e il bianco delle scie degli aerei, sorge la Chiesa di Santa Maria del Casale: un bagaglio d’arte che porge un benvenuto monumentale a tutti i turisti e viaggiatori che scelgono di visitare il Salento e le sue bellezze.

Santa Maria del Casale: un bagaglio d’arte che ho voglia di raccontarvi in questa Domenica di fine Aprile.

Una Domenica strana, perché mi trovo seduta alla mia scrivania intenta a produrre questo mio contributo per il blog di The Monuments People. In questo periodo così insolito a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, il lavoro di guida turistica non si ferma e cerchiamo di divulgare la Bellezza del nostro territorio come possiamo, utilizzando la tecnologia per raggiungere i futuri visitatori della Puglia.

La chiesa fu costruita nel 1300 su una cappella di devozione mariana, per iniziativa dell’arcivescovo Andrea Pandone, che in quell’anno ricevette in dono da parte di Carlo II d’Angiò i terreni di pertinenza. Negli anni seguenti, l’edificio diventò il monumento-manifesto della famiglia regale angioina: Filippo d’Anjou, principe di Taranto (1294 – 31) e la sua sposa  Caterina II di Valois – Courtenay (+1346) imperatrice di Costantinopoli, diedero l’avvio ad una serie di manifestazioni propagandistiche e politiche, che trova negli affreschi della Chiesa di S. Maria del Casale la sua  più grande espressione salentina.

Nel 1310 ebbe luogo all’interno della chiesa la riunione del tribunale incaricato di istituire il processo contro i Templari. Vari ordini di cavalieri sono difatti rappresentati sugli affreschi; si tratta quindi di un luogo narratore delle vicende legate agli ordini cavallereschi. Ma ciò che salta all’occhio, in un contesto del Meridione bizantino, è l’ostentazione di una cultura cortese cavalleresca di matrice francese estremamente raffinata. Ciò si esprime difatti nello sfarzo degli ornamenti e dell’abbigliamento della corte angioina di Napoli del XIV secolo, come rappresentato nei soggetti soggetti sacri e laici degli affreschi.

Di questi, sono state individuate almeno tre fasi cronologiche,  eseguite lungo il Trecento. La prima fase, datata al primo decennio di vita della chiesa, è opera di Rinaldo da Taranto: pittore di formazione bizantina, esprime con temi escatologici e cristologici gli stilemi del gotico occidentale mediato da modelli napoletani.

Si osservano Il Giudizio Universale in controfacciata, la Teofania sulla parete di fondo dell’area absidale, l’Albero di Jesse e l’Albero della Croce sulla parete settentrionale della navata. Le fasi successive degli affreschi danno luogo alla ricostruzione di una vera e propria parabola politica, che vede le figure dei più importanti esponenti delle famiglie  legate alla corona angioina, tra cui i Tocco, i Sanseverino, i Del Balzo, i Della Marra, I Gattola. Sono state inoltre individuate due cappelle ai rispettivi lati del transetto: la cappella “imperiale” di cui oggi si ammirano porzioni, anche se in pessimo stato, di San Ludovico di Tolosa, e la cappella di S. Caterina, di cui porta il nome la stessa imperatrice committente, e a cui pochi anni dopo gli Orsini del Balzo titoleranno l’omonima chiesa di Galatina.

Anche laddove vi è presente un soggetto religioso, come nelle varie rappresentazioni della Vergine, vi si ritrova sempre un individuo della nobiltà cortese; ricorre, ad esempio, la raffigurazione del committente in abito di cavaliere, genuflesso davanti alla Vergine in atto di devozione. Ricorrono anche motivi araldici (es. lo sfondo blu campito dal giglio francese). Difatti, ciò che rende la chiesa di S. Maria del Casale un unicum, è anche la densità e la varietà di arme (alcune delle quali in versione piuttosto arcaica), che hanno permesso uno studio dell’araldica senza precedenti nel Medioevo pugliese.

Al di là dell’immenso patrimonio storico-artistico restituitoci dalla chiesa del Casale, sorge infine una riflessione sul motivo che abbia indotto l’imperatore Filippo II a scegliere questo luogo remoto per l’edificazione di un tale gioiello.

Fu innanzitutto una scelta di ordine politico, dettata dalla necessità di ampliare anche verso l’Adriatico il controllo del Principato di Taranto, che si estendeva perlopiù sullo Ionio. Ricordiamo però, che la città di Brindisi e il suo porto sono un varco millenario al contatto commerciale e politico da e verso Oriente, ai margini di un frequentatissimo itinerario quale quello costituito dalla via romana Appia Traiana. Lo sviluppo di Santa Maria va dunque intrecciato con quello della fortuna della grande via dei pellegrini, per i quali non dovevano mancare strutture d’ospitalità intorno alla chiesa e nella vicina città.

Spero di avervi incuriosito e che sceglierete di visitare i numerosi scrigni d’arte pugliesi il prima possibile!

Le guide turistiche di The Monuments People vi aspettano 🙂

 

Sofia Brunetta

 

 

 

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