Luoghi e Non – Luoghi

 

“La gente che s’incontra, se gli chiedi: – Per Pentesilea? – fanno un gesto intorno che non sai se voglia dire: Qui, oppure: “Più in là”, o: “Tutt’in giro” o ancora: “Dalla parte opposta”. – La città, – insisti a chiedere. – Noi veniamo qui a lavorare tutte le mattine, – ti rispondono alcun, e altri: – Noi torniamo qui a dormire. – Ma la città dove si vive?- chiedi. – Dev’essere, – dicono, – per lí, – e alcuni levano il braccio obliquamente verso una concrezione di poliedri opachi, all’orizzonte, mentre altri indicano alle tue spalle lo spettro d’altre cuspidi. – Allora l’ho oltrepassata senza accorgermene? – No, prova a andare ancora avanti. Cosí prosegui, passando da una periferia all’altra, e viene l’ora di partire da Pentesilea. Chiedi la strada per uscire dalla città; ripercorri la sfilza dei sobborghi sparpagliati come un pigmento lattiginoso; viene notte; s’illuminano le finestre ora piú rade ora piú dense. Se nascosta in qualche sacca o ruga di questo slabbrato circondario esista una Pentesilea riconoscibile e ricordabile da chi c’è stato, oppure se Pentesilea è solo periferia di se stessa e ha il suo centro in ogni luogo, hai rinunciato a capirlo. La domanda che adesso comincia a rodere nella tua testa è piú angosciosa: fuori da Pentesilea esiste un fuori? O per quanto ti allontani dalla città non fai che passare da un limbo all’altro e non arrivi a uscirne?”

La città di Pentesilea potrebbe essere la metafora perfetta di una qualsiasi “Città Turistica” italiana a cui potremmo pensare ora tutti insieme. Proviamo a fare questo esercizio mentale e pensiamo alla prima città a vocazione turistica del nostro Bel Paese che ci viene in mente.

Quello che emerge, a mio parere, è una perdita costante di identità dei luoghi, parlo di massificazione dell’offerta turistica che non produce nulla di buono, anzi non facciamo che assistere ad un continuo sfruttamento del territorio.

Quando si parla di mete turistiche non possiamo non riflettere su cosa sia in realtà e cosa dovrebbe essere o meglio a cosa dovremmo puntare per non perdere la genuinità e la memoria storica delle nostre città.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a Lecce (città in cui operiamo come Associazione di Promozione Sociale in ambito turistico) ad una serie di denunce su giornali locali, giunte da più parti, sulla trasformazione del centro storico nel corso del tempo in un vero e proprio “Non – Luogo”.

Ecco a me piace definirlo così e lo ripeto un “Non – Luogo”!

Non ho apprezzato il termine Suq, utilizzato con accezione negativa. Tutto sommato il Suq è un Luogo tipico della cultura araba e non lo definirei un “Non – Luogo” data la tradizione storica che lo caratterizza; comprendo d’altra parte il termine “mangiatoia” comparso svariate volte sui quotidiani cittadini.

Lo sfogo è legittimo ed è indice di una volontà di non perdere l’identità locale e di una  presa di coscienza da più parti sulla necessità di promuovere Lecce non come un parco giochi all’aria aperta ma come una città che merita di essere visitata per le Bellezze storico- artistiche che la caratterizzano e che l’hanno resa famosa e apprezzata nel corso del tempo.

“Lecce città d’arte” è questo l’epiteto che piace a noi Professionisti della Cultura!

La Politica Culturale italiana, ormai da decenni, ha dimenticato di mettere al centro dell’attenzione collettiva la necessità di salvaguardare il nostro Patrimonio Culturale e dunque la nostra memoria … parlo di investimenti culturali che dovrebbero puntare sull’educazione ai luoghi partendo dalle nuove generazioni che altro non sono che il nostro Futuro!

Assistiamo sempre più ad uno “sfruttamento” delle risorse culturali e quasi mai l’investimento pubblico viene letto come opportunità di crescita per i cittadini ma sempre come un “vuoto a perdere”.

Questo modus operandi produce gli effetti indesiderati di cui in questi giorni ci si è lamentati nella Città del Barocco.

Centro storico invivibile da parte dei cittadini che sempre più spesso abbandonano il nucleo storico per trasferirsi nei nuovi quartieri cittadini, atti osceni e indecenti nei pressi dei più importanti monumenti cittadini, sporcizia dilagante.

Lecce non è che una delle tante bellissime città italiane vittime del Turismo di Massa sinonimo di sfruttamento delle risorse e cecità per ciò che riguarda il futuro dei Luoghi.

“Luogo” come spazio determinato e specifico riflesso di storie stratificate nel corso del tempo e specchio d’identità … Noi The Monuments People crediamo che sia fondamentale Valorizzare il Patrimonio Culturale materiale e immateriale senza scadere in operazioni di Sfruttamento volte a risucchiare l’anima del territorio.

Il Prof. Settis ci pone dinanzi ad un importante dilemma nel suo libro “Se Venezia Muore”… ecco riflettiamo su Venezia, Roma, Firenze, Napoli e poi pensiamo a tutte le città a vocazione turistica – culturale italiane e chiediamoci:  “Dove stiamo andando?” e soprattutto “ Cosa si ricorderà di queste meraviglie nel prossimo futuro? La storia, le opere d’arte, le tradizioni popolari, la tradizione culinaria o l’ennesimo Luna Park riproponibile costantemente e nelle stesse forme ovunque?

Queste sono le domande che mi pongo e a cui spero in qualche modo di dare una risposta con l’attivismo propositivo dell’Associazione che mi onoro di rappresentare!

Pina

 

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